ECCO LE DONNE CHE HANNO INFLUENZATO LA RADIO

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Ho già presentato l’iniziativa “Le donne della radio” per sommi capi con un precedente intervento.

Nel mondo delle radiocomunicazioni non sono individuabili invenzioni o evoluzioni tecnologiche direttamente riferibili ad una donna. La radio, sostantivo femminile, sembra essere stata creata ed ottimizzata da uomini. Uomini e basta! Sebbene nel periodo preso in esame, a cavallo tra la fine del diciannovesimo e la prima metà del ventesimo secolo, seppur non in forma paritaria con l’altro genere, alcune donne si siano contraddistinte in altre discipline, come ad esempio la medicina, la letteratura, lo spettacolo, l’industria.

Ma per la radio niente da fare, almeno da una prima scrematura, vale a dire ponendo attenzione sulle potenziali donne Alpha. Tuttavia, se l’indice scrutatore si spostasse verso le donne Influencer in senso lato le cose potrebbero cambiare. Iniziano a venire fuori una serie di situazioni che, a ben vedere, avrebbero motivo di essere maggiormente considerate e restituirebbero alle donne il testimone da protagonista, anche nell’apparente ingeneroso mondo della radio. Soprattutto se si tiene conto che senza il loro provvidenziale intervento e contributo la storia della radio avrebbe avuto un diverso epilogo. In peggio! Non è questa la sede per discettare se la posizione di Influencer possa avocare a sé anche lo status di donna Alpha, su quali siano le differenze che le connotano, ammesso che ve ne siano. La riflessione non riguarderebbe solamente le donne che si andranno ad individuare ma tutte quelle donne che hanno avuto a che fare con il potere a vario titolo: da Eva (di Adamo) a Chiara (Ferragni) passando per Cleopatra, Giovanna d’Arco, Mata Hari e altre. Pertanto parliamo semplicemente di donne capaci di curvare una determinata situazione con il loro modo di fare. A questi fini, dopo un’attenta disamina, ne ho individuate dieci, le magnifiche dieci “donne radiose”. L’elenco potrebbe non essere condiviso. E’ il rischio che si corre quando ci si imbatte in terreni impervi e inesplorati. Da parte mia posso assicurare di aver lavorato con coscienza ma rimango a disposizione per discutere di eventuali possibili estensioni della rosa. Prima di elaborare una breve monografia per ciascuna di esse, che sarà oggetto di altrettanti articoli, propongo una breve disamina per introdurle nel loro insieme. In questa fase le presenterò, più o meno, in ordine di nascita. Eviterò di farlo nelle monografie.

La prima “Radio donna” non poteva che essere Annie Jameson (1840). Era la mamma di Marconi. Insieme al figlio ha condiviso i primi vagiti dell’apparecchio, compresa la sua gestazione. Era sempre disponibile quando Guglielmo aveva bisogno di qualcuno a cui far vedere i suoi prodigi. Anche a notte fonda. Con le sue relazioni anglosassoni ha avuto un ruolo determinante nello sviluppo commerciale dell’apparecchio. E’ stata fonte di ispirazione e di forte incoraggiamento.

Beatrice O’Brien (1882) è stata la prima moglie di Guglielmo. Il loro rapporto non ha lasciato segni particolari. La sua influenza è stata particolarmente silente mettendo il marito in condizione di fare la propria vita. Strano a dirsi, in verità, perché il loro matrimonio – nonostante i tre figli che ne nacquero – si arenò progressivamente per via di una manifesta “incompatibilità”. Eppure, anche dopo il divorzio e i rispettivi nuovi matrimoni, Guglielmo continuò imperterrito a corrispondere con Bea e a rivolgersi a lei ogni volta che qualcosa lo preoccupava seriamente.

Maria Cristina Bezzi Scali (1900) è stata la seconda moglie di Guglielmo. Ha condiviso con lui tantissimi momenti di gloria ed una figlia, Elettra, che ancora oggi ne tesse le lodi. Maria Cristina lo ha sempre accompagnato ed è stata costantemente presente nella vita professionale e pubblica del marito.

Una sconosciuta stenografa / dattilografa (1890?), imbarcata sul piroscafo Lusitania il 10 aprile 1912 insieme a Marconi, potrebbe avere allungato la vita al famoso scienziato. Conseguentemente ha assicurato all’umanità altri 25 anni di piena operatività di Guglielmo e lo sviluppo della radio del quale oggi fruiamo. La sua influenza è stata fortuita ed incidentale. La sua storia ha dell’incredibile e sembra uscita dalla collana di Liala.

Ines Viviani Donarelli (1887) è stata la prima vera voce alla radio nella famosa giornata del 6 ottobre del 1924, così come si è scoperto solo a fine anni ’80. Dopo quasi un secolo quell’evento è ancora avvolto da un velo di mistero. Ines, donna affascinante e intrigante: è stata un’usurpatrice o un’usurpata? Cercheremo di scoprirlo con la sua monografia.

Maria Luisa Boncompagni (1892) è stata la prima voce ufficiale della radio universalmente riconosciuta, a parte la prima trasmissione. Aveva già un’esperienza alle spalle, maturata nell’Araldo Telefonico, ed entrò in URI (ex EIAR e ex RAI) con un concorso. Tutti le riconoscono il ruolo di pionieristica ed autentica speaker.

Alessandra Lescano (1912) era la più grande delle sorelle componenti il trio Lescano. Iniziarono nei primi anni ’30, periodo di pieno sviluppo della radio. Il successo fu immediato. Queste ragazze fecero incredibilmente presa con il loro swing e a fine anni ’40 contavano almeno 35 canzoni di successo.

Gilda La Rocca (1920?) era la collaboratrice dell’avv. Bocci, ispiratore della radio clandestina RADIOCORA di Firenze. Grazie a lei, per un lungo periodo di tempo, la radio poté espletare il suo ruolo, in un contesto tutt’altro che fisiologico. Verosimilmente si era imbattuta in una situazione più grande delle sue aspettative e non sempre aveva piena contezza di ciò che stesse accadendo.

Wanda Pasquini (1914) ha impersonato per lungo tempo la Sora Alvara, personaggio di spicco della trasmissione radiofonica “Il grillo parlante”. Con la sua autenticità, spigliatezza e professionalità è diventata la naturale interprete del vernacolo fiorentino incarnando situazioni nelle quali gli ascoltatori si ritrovavano appieno.

Lisa Glauber (1935?) era la figlia di Max, patron della Unda Radio, famosa azienda di Dobbiaco. Come è uso dire oggi “ci ha messo la faccia” perché in una delle radio più belle prodotta dalla fabbrica paterna figurava la sua icona. Siamo a metà degli anni ’50, periodo in cui la radio deve affrontare la più temibile delle concorrenti: la televisione.

Sono queste le donne della radio, vere e proprie icone che, con la loro sensibilità, hanno incarnato lo spirito dello strumento e contribuito a fare in modo che potesse raggiungere il rango di veicolo di comunicazione universalmente riconosciuto

Ognuna con il suo modo, la sua sensibilità, la sua possibilità. Una cosa è certa: il loro contributo è stato fondamentale e ad esse va riconosciuto a pieno titolo la qualifica di grande contributrice al successo della radio.