CHI OSTACOLAVA LO SVILUPPO DELLA RADIO? LA SCONFITTA DELLA LOBBY DEL FILO

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Pubblicato da  Arteventi news il  7 Ottobre 2018

La radio, o meglio la telegrafia senza fili, si riprometteva di risolvere i problemi di comunicazione e favorire le relazioni sociali e commerciali tra i popoli. Alle luce di queste premesse, chi poteva mai ostacolare il suo sviluppo?

Mettendo per un attimo da parte gli aspetti ideologici, una vera preoccupazione era in capo alla Lobby del telegrafo (con fili), avendo investito somme inaudite nella posa dei cavi che assicuravano i collegamenti tra Nazioni. Il primo cavo sottomarino destinato alla telegrafia fu posato sotto La Manica tra l’Inghilterra (Dover) e la Francia (Calais) nell’agosto del 1850. In Italia si iniziò nel 1854 tra Sardegna, Corsica,  La Spezia e Algeria e nel canale di Sicilia. I primi cavi erano costosissimi,  impiegavano come isolante una resina, la  guttaperca, ricavata da una pianta tropicale.

Il collegamento tra vecchio e nuovo mondo fu finalmente concluso nel 1866 dalla Anglo-American Telegraph Co. utilizzando navi posacavi, dopo una lunga serie di peripezie iniziate ben 8 anni prima. Alla fine del XIX secolo, dopo 50 anni di attività frenetica, il mondo era cablato per far funzionare al meglio il telegrafo con fili.

Gli investimenti sostenuti attendevano di essere ripagati. Il telegrafo senza fili di Marconi, assicurando tempestività e costi ridotti di trasmissione, rischiava di rendere anacronistici gli investimenti sostenuti per la trasmissione via cavo prima ancora di essere ripagati.

Per questo motivo iniziò verso il giovane inventore una vera e propria guerra. Sfociò in una campagna denigratoria che, fortunatamente, non ebbe l’esito auspicato dalla “Lobby del filo”.