RADIO STAZIONE DA POLSO

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Radio stazione da polso

Pubblicato da  Arteventi news il  1 Ottobre 2023

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Nell’agosto del 1950 la rivista “Scienza e vita” pubblicava un interessante articolo riguardo alla possibilità di comunicare attraverso una stazione trasmittente da polso. Abbiamo già parlato di queste possibilità. In un caso richiamando Dick Tracy ( https://arteventinews.it/tag/dick-tracy/ ) e la fantasia dei fumettisti, considerando che è posizionato negli anni trenta. In un secondo tempo parlando di un vero giocattolo degli sessanta ( https://www.umbertoalunni.it/radioorologio-da-polso-degli-anni-sessanta/ ). Quanto andremo a descrivere si interpola tra le due esperienze succitate sia come tempi che come evoluzione tecnologica. Ci si posiziona appena un lustro dopo la fine della seconda guerra mondiale, durante la quale erano state sperimentate con successo le tecniche dei circuiti stampati. Questi consentivano di evolvere nella miniaturizzazione delle trasmittenti e nella semplificazione della loro fabbricazione. Questa tecnica è principalmente dovuta ai lavori ed alle ricerche del dott Cledo Brunetti e dei suoi colleghi  del National Bureau of Standards.

La radio trasmittente proposta dalla rivista nel 1950, veramente piccola per l’epoca, poteva essere portata al polso. Era completamente autonoma: nella scatola in materia plastica di circa 6 cm di lato alloggiavano il microfono, la batteria, due valvole ed altri circuiti stampati. L’apparecchio non consentiva la ricezione che era possibile attraverso la radio dell’automobile. Essendo sprovvista di antenna la portata era di massimo cinquanta metri.

Era uno strumento intrigante da un punto di vista tecnico ma davvero poco utile. La distanza ravvicinata e la necessità di avere a disposizione un’autoradio per la ricezione riduceva fortemente l’ambito d’uso.

Magari poteva essere uno strumento per innamorati sempre che si rispettassero due semplici regole: andare ciascuno con la propria macchina, mantenere la distanza tra i due al di sotto dei 50 metri per non perdere la comunicazione e salvaguardare la coppia.

Umberto Alunni

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